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STRANGER TEACHING

di Stefano Rossi

Cari Guitar-Nauti,

Torna la rubrica “STRANGER TEACHING“!

È come sempre un grande piacere per me dare spazio a Stefano Rossi, qui sulle colonne di lezioni-chitarra.live. Stefano è un esperto chitarrista e insegnante, e attraverso questa rubrica ci parla di didattica, di chitarra, di musica in generale ma anche di rapporti umani nell’ambito della formazione. Ma perché “Stranger Teaching”? Perché, a differenza degli articoli dal tenore giornalistico che abbiamo pubblicato finora, lo sguardo di Stefano è molto più ironico, libero nell’espressione, a tratti dissacrante. E alcuni dei temi trattati sono così seri e eternamente irrisolti che l’unico modo per trattarli è, in definitiva, con l’ironia 😉 Buona lettura! – Claudio.

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TEORIA IN ORDINE 14 – SCALE MODALI: FACCIAMO L’IDENTIKIT!

 

 

Vi è mai capitato di dare qualcosa per scontato e poi scoprire che, se snocciolata a dovere, la questione era molto più profonda e interessante?

Può succedere nella vita quotidiana in tante circostanze: quando scopriamo le origini di uno sport, o la complessità di una ricetta, o la vita nascosta di un celebre artista.

Come Luca Barbareschi che a inizio carriera gira un film in cui ammazza una tartaruga. Realmente.

 

Così è anche nella musica. A volte, non riflettendo accuratamente su quello che impariamo a livello teorico, possiamo perdere delle sfumature che potrebbero invece farci capire meglio l’utilizzo di una struttura.

È anche il caso delle scale modali. Nonostante la comprensione della teoria, spesso chi le utilizza lo fa in modo un po’ casuale. Invece ogni scala, nonostante le somiglianze con la scala maggiore e la scala minore, ha un carattere ben definito e delle particolarità ben precise.

Andiamo dunque a esplorare quella che è la personalità di ciascuna scala, analizzandone il contenuto!

(Se non sai di cosa stiamo parlando, dai prima un’occhiata al mio articolo sulle scale modali!)

 

SCALE PER TUTTI I GUSTI!

Prima di cominciare: ho escluso il modo ionico e il modo eolio perchè essendo rispettivamente la scala maggiore e la scala minore, non hanno bisogno di presentazioni.

 

Saranno le prossime ospiti allo show di David Letterman

 

Quindi, partiamo con l’identikit!

 

LIDIO

Fa Sol La Si Do Re Mi Fa

Il lidio è il quarto grado della scala maggiore. È una scala maggiore con la quarta aumentata. La scala presenta due movimenti di sensibile, tra quarta aumentata e quinta giusta e tra la settima maggiore e la fondamentale.

Ci troviamo davanti quindi una scala molto efficace dal punto di vista melodico, non avendo nessuna tensione in controsensibile. Unica nota va fatta per la quarta aumentata, che essendo omofona alla quinta diminuita (e risultando dunque dissonante), nonostante presenti una tensione gradevole va utilizzata con attenzione.
La scala lidia è una scala dalla sonorità piuttosto eterea, in un certo senso. Suona sempre più “tra le nuvole” della scala maggiore, grazie alla sua apertura. Alcuni la definiscono in assoluto come la scala più “chiara” tra le modali, paragonando l’apertura della stessa a una gamma cromatica dove più gli intervalli sono aperti e dilatati, più sono considerati “chiari”, mentre più gli intervalli suonano chiusi, più sono considerati “scuri”.
Molti utilizzano il modo lidio come una scala maggiore con una nota diversa. Nonostante l’affinità, è da interpretarsi invece a livello melodico come una struttura dal carattere ben diverso.

 

MISOLIDIO

Sol La Si  Do  Re Mi  Fa  Sol

Il misolidio è il quinto grado della scala maggiore. È una scala maggiore con la settima minore. La scala presenta un movimento di controsensibile tra quarta giusta e terza maggiore e un movimento di sensibile tra sesta maggiore e settima minore.
Analizzando le tensioni notiamo che sono molto simili a quelle della scala maggiore. L’assenza però della settima maggiore, in forte tensione con la tonica, rende la sonorità della scala più morbida rispetto alla scala modello di riferimento.
Il misolidio è una scala molto utilizzata nel rock e nel blues grazie al forte legame che ha con quest’ultimo, dato dall’accordo generato al suo interno (che si rivela appunto essere di settima di dominante). Ha una certa affinità con il modo ionico rispetto al lidio ma contemporaneamente assomiglia anche al dorico, rispetto al quale differisce per la terza. La somiglianza con quest’ultimo porta il misolidio e il dorico a essere usati a volte contemporaneamente, creando quella che spesso viene definita come la scala misodorica.

 

DORICO

Re Mi  Fa  Sol La Si  Do  Re

Il dorico è il secondo grado della scala maggiore. È una scala minore con la sesta maggiore. La scala presenta due movimenti di sensibile, tra seconda maggiore e terza minore e tra la sesta maggiore e la settima minore.
Siamo di fronte probabilmente alla scala più bella esistente in musica: perfettamente bilanciata, assente di tensioni forti, gradevole melodicamente. Non a caso è una delle più utilizzate in ambito improvvisativo, proprio per la sua semplicità di utilizzo. La scala si presta molto bene anche all’introduzione di eventuali cromatismi: non avendo infatti tensioni forti, l’aggiunta di tali soluzioni non costituisce un particolare problema.
Si possono trovare utilizzi del dorico in moltissimi ambiti diversi, dal rock, alla fusion, al funk, al jazz. In ogni circostanza, utilizzare il dorico è sempre una scelta efficace e difficilmente si ottengono sonorità sgradevoli.

 

FRIGIO

Mi Fa Sol La Si Do Re Mi

Il frigio è il terzo grado della scala maggiore. È una scala minore con la seconda minore. La scala presenta due movimenti di controsensibile, tra seconda minore e fondamentale e tra sesta minore e quinta giusta.

La scala risulta particolarmente chiusa per la presenza di addirittura due movimenti di controsensibile. È dunque di difficile utilizzo in ambito improvvisativo, dovendo l’esecutore basarsi principalmente sulle note dell’accordo o della pentatonica e dovendo utilizzare in modo “fugace” le note di passaggio presenti, a meno di un eventuale giustificazione da parte di un cambio di accordo.

Il frigio ha un carattere spagnoleggiante e lo si sente utilizzare particolarmente in quell’ambito. Per paradosso, è molto presente anche nella scena metal dove l’intervallo di seconda minore permette di creare dei riff molto aggressivi e con tensioni molto forti.

 

LOCRIO

Si Do Re Mi Fa Sol La Si

Il locrio è il settimo grado della scala maggiore. Analizzando i suoi intervalli, possiamo dire che è come un frigio con la quinta diminuita (differisce infatti di due intervalli dalla scala minore). La scala presenta un movimento di controsenbile tra seconda minore e fondamentale e un movimento di sensibile tra quarta giusta e quinta diminuita.
La scala è difficilmente utilizzabile in ambito melodico. Notiamo infatti che, a prescindere dalla tensione della seconda minore, il movimento di sensibile tra la quarta e la quinta direzione la scala verso una nota dissonante (quinta diminuita). Ne consegue la sonorità piuttosto criptica della scala stessa e una quasi totale impraticabilità dal punto di vista improvvisativo, se non come scala di passaggio.

 

 

FINE!

Ora che abbiamo descritto per filo e per segno tutte le scale modali, potete farvi un’idea generale del loro utilizzo e della loro sonorità risultante, così da riconoscerle e soprattutto non confonderle tra loro. La confusione in musica potrebbe generare degli effetti… insoliti. O rendervi incredibilmente famosi.

Come Nyango Star. Non lo conoscete? Guardatelo qui mentre da la sua interpretazione di una canzone per bambini.

 

 

 

Stefano Rossi

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