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STRANGER TEACHING

di Stefano Rossi

Cari Guitar-Nauti,

Torna la rubrica “STRANGER TEACHING“!

È come sempre un grande piacere per me dare spazio a Stefano Rossi, qui sulle colonne di lezioni-chitarra.live. Stefano è un esperto chitarrista e insegnante, e attraverso questa rubrica ci parla di didattica, di chitarra, di musica in generale ma anche di rapporti umani nell’ambito della formazione. Ma perché “Stranger Teaching”? Perché, a differenza degli articoli dal tenore giornalistico che abbiamo pubblicato finora, lo sguardo di Stefano è molto più ironico, libero nell’espressione, a tratti dissacrante. E alcuni dei temi trattati sono così seri e eternamente irrisolti che l’unico modo per trattarli è, in definitiva, con l’ironia 😉 Buona lettura! – Claudio.

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TEORIA IN ORDINE 15 – PERCHÉ I CHITARRISTI ODIANO LA TEORIA?

 

 

Ormai è successo decine di volte. Un nuovo allievo arriva alla sua prima lezione, estrae la chitarra dalla custodia, si siede davanti a me e nei primi cinque minuti di lezione esordisce con la consueta frase: “Io voglio imparare a suonare ma non insegnarmi la teoria, non mi interessa proprio! Non voglio diventare professionista, voglio solo divertirmi!”.

 

“Tipo quando faccio air guitar, ma con la chitarra in mano!”

 

È infatti risaputo che il chitarrista medio si rifiuta di studiare la parte più “noiosa” della musica. Non è forse la teoria quell’arcana forza oscura che soffoca il vero musicista e non gli permette di esprimere le sue emozioni, i suoi sentimenti… il suo cuore?

Cerchiamo di andare a fondo nella questione e proviamo a capire il perché di questo rifiuto.

 

 

IL PENTAGRAMMA TANTO ODIATO

Andiamo con ordine. In principio, nel chitarrista si instaura quasi istantaneamente la repulsione per la lettura del pentagramma. Per chi non lo sapesse, quelle strane cinque righe parallele dove si disegnano quelle dannate palline con le stanghette.

 

Più le guardi e più ti sembra che OMMIODDIO

 

All’origine di questo astio c’è la difficoltà da parte del chitarrista di comprendere l’analogia tra le note dello spartito e ciò che dovrebbe produrre con la chitarra. Non è affatto intuitivo per i chitarristi alle prime armi (e spesso anche per i più esperti) come interpretare correttamente la scrittura musicale perché, a differenza del pianoforte, una nota può essere collocata in più punti della tastiera e quindi abbiamo bisogno di più informazioni su come eseguirla. Questo rende i chitarristi meno abili nella lettura a prima vista. Questo fardello, unito alla maggiore difficoltà gestuale rispetto ai pianisti nell’esecuzione delle prime note (il piano si preme e suona, per la chitarra serve una sensibilità maggiore di entrambe le mani che eseguono due movimenti diversi) porta generalmente i chitarristi a repellere lo spartito e a orientarsi verso le più comode tab

E questo è solo l’inizio della fine…

 

 

LE (NON SOLIDE) BASI

La maggior parte dei testi di teoria usa, chiaramente, il pentagramma per illustrare gli argomenti. Quindi il chitarrista, praticamente analfabeta, nell’approcciarsi a un libro di teoria non trova nulla che non sia pianto e stridore di denti.

E qui arriva la tanto amata giustificazione che piace a molti: “Non serve a nulla la teoria, il mitico Jimi Clapton non sapeva nulla di teoria e ha composto dei capolavori musicali!”

A prescindere dal fatto che nessuno può sapere quanta teoria conoscessero alcuni grandi musicisti nel senso scolastico del termine, quello che tutti trascurano è che questi artisti hanno metabolizzato la teoria per farne uso, anche se a volte non riuscirebbero a spiegare il perché delle proprie scelte compositive. Il non saper descrivere un suono non significa non conoscerlo.

Alcuni di questi personaggi mitici hanno impiegato una vita di tentativi per riprodurre delle soluzioni che noi, grazie alla teoria, possiamo studiare in meno di una settimana. Questo aumenta la nostra consapevolezza musicale e ci permette di andare ancora oltre il lavoro effettuato in precedenza.

Quindi, dato che a noi (fortunatamente) è stata data la possibilità di sfruttare e analizzare il lavoro decennale dei musicisti venuti prima di noi, perché privarci di questo privilegio?

È curioso notare tra l’altro come i chitarristi siano gli unici che considerano la lettura e la teoria un “ostacolo creativo”, mentre gli altri tipi di strumentisti comprendono che tutto ciò fa parte effettivamente dell’essere musicista.

 

 

IL BELLO È PROPRIO QUI

Personalmente reputo la teoria un modo semplice per capire la musica. A prima vista sembra molto complicata, ma con un po’ di dedizione e di applicazione sono convinto che chiunque abbia le basi per comprendere la matematica di terza elementare possa riuscire a cogliere anche le più sottili sfumature delle preziosità teoriche che ci hanno regalato i grandi compositori del passato.

Senza tralasciare il fatto che divertirsi con la musica, realmente, per molti significa essere semplicemente in grado di suonare come i propri artisti preferiti, senza rendersi conto però che per arrivare a tal punto, occorre passare anche attraverso gli irti sentieri del pentagramma.

 

Perdendosi, inevitabilmente, nelle scale modali.

 

 

 

Stefano Rossi

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