STRANGER TEACHING
di Stefano Rossi
Cari Guitar-Nauti,
Torna la rubrica “STRANGER TEACHING“!
È come sempre un grande piacere per me dare spazio a Stefano Rossi, qui sulle colonne di lezioni-chitarra.live. Stefano è un esperto chitarrista e insegnante, e attraverso questa rubrica ci parla di didattica, di chitarra, di musica in generale ma anche di rapporti umani nell’ambito della formazione. Ma perché “Stranger Teaching”? Perché, a differenza degli articoli dal tenore giornalistico che abbiamo pubblicato finora, lo sguardo di Stefano è molto più ironico, libero nell’espressione, a tratti dissacrante. E alcuni dei temi trattati sono così seri e eternamente irrisolti che l’unico modo per trattarli è, in definitiva, con l’ironia 😉 Buona lettura! – Claudio.
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TEORIA IN ORDINE #18 – QUELLA NOTA SBAGLIATA…
Avete mai usato una macchina del pane? Da quando l’ho comprata, non riesco a farne a meno: almeno una volta a settimana faccio un bel pagnottone fumante e buonissimo grazie a questo simpatico aggeggio.
Proprio ieri stavo inserendo come al solito i consueti ingredienti (anche se in realtà mi piace variare la farina di volta in volta, ottenendo dei risultati sempre diversi) quando, arrivato proprio alla fine, mi rendo conto di avere poco lievito.

L’ultimo dannato ingrediente.
Che fare? Per fortuna Mamma Rossi (in realtà di cognome fa Vivian e non ha mai voluto saperne di essere chiamata Signora Rossi, anzi voleva che mio fratello prendesse il suo cognome alla nascita, giusto per pareggiare i conti) ha la soluzione: usare il bicarbonato.
Metto quindi un po’ di questo espediente/ingrediente nel contenitore e, udite udite, esce il miglior pane che io abbia mai fatto prima. Una pagnotta da un kg è stata letteralmente aggredita da me e dai miei genitori a pranzo (ed è tanto, considerato che non mangiamo molto pane di norma).
C’è quindi un po’ di magia nel mondo culinario quando si va oltre ciò che sono le istruzioni base di una ricetta. E così accade anche nel mondo della musica. Infatti una volta che abbiamo appreso le scale e tutto ciò che ci possono dare a livello sonoro, possiamo decidere di andare controcorrente e inserire degli elementi esterni a esse, in modo da dare un sapore tutto nuovo a ciò che suoniamo.
IL SOLITO JAZZISTA!
Queste “note extra” che inseriamo all’interno del nostro playing vengono chiamate cromatismi. Questi possono essere aggiunti in modo completamente arbitrario oppure seguendo una certa logica di appartenenza a scale di differente specie. Ci riferiamo chiaramente all’aggiunta di intervalli che non fanno parte della struttura intervallare della scala di riferimento.

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Un esempio di come si aggiunge arbitrariamente un cromatismo è rappresentato dalla scala pentatonica minore variante blues: grazie all’aggiunta della quinta diminuita (o quarta aumentata, a seconda del testo che leggete qualcuno obietta la possibilità che una scala abbia una doppia quinta) questa struttura assume un carattere diverso, molto più bluesy se vogliamo definirlo in questo modo. Anche la pentatonica maggiore ha la sua variante blues, rappresentata per analogia con la relativa minore dalla terza maggiore (o seconda eccedente, per le stesse motivazioni di prima).
Un altro esempio è relativo al mondo classico: spesso si aggiunge infatti alle note di una triade l’appoggio di un semitono in senso ascendente che precede ognuna di queste note, creando quindi un movimento di sensibile tra un cromatismo e le note della triade stessa, molto efficace e molto utilizzato dai violinisti.
Quindi si può tranquillamente affermare che i cromatismi non fanno parte solo del vocabolario jazz, anzi, probabilmente l’incipit per l’utilizzo di questi è arrivato proprio dai generi musicali che esistevano in precedenza!
MA QUINDI? BASTA AGGIUNGERE NOTE A CASO?
Se vogliamo invece analizzare un altro punto di vista, c’è una correlazione tra determinate scale che permette di trovare delle affinità melodiche all’interno di certe sonorità.
Mi riferisco alla possibilità di sviluppare le scale modali all’interno della minore armonica e della scala minore melodica, in modo da ottenere dei modi che differiscono dai modi della scala maggiore solamente su alcuni intervalli.
Questo aspetto della sovrapposizione è certamente più complesso rispetto all’aggiunta arbitraria dei cromatismi vista prima, ma anche decisamente più interessante perché sconfina, a volte, nel mondo del modal interchange: la possibilità di sovrapporre il contenuto melodico/armonico della scala maggiore con quello delle sue parallele minori appartenenti alla famiglia del modo minore (quindi minore armonica e melodica). Si possono anche ipotizzare sovrapposizioni per lo stesso motivo con la maggiore armonica, anche se vengono utilizzate decisamente più di rado.
Andiamo nel pratico: conoscendo le scale suddette, è possibile dunque operare delle sostituzioni cromatiche all’interno dei modi sostituendoli con una scala affine.
Un esempio, molto utilizzato, è il dorico: questo si può sostituire con il dorico 4# (quarto grado della scala minore armonica), con il dorico 7 (o ipoionico, ossia la scala minore melodica), con il dorico 2b (secondo grado della scala minore melodica) o con un dorico 4#7 (chiamato anche lidio minore, quarto grado della scala maggiore armonica).
Conoscendo tutte queste strutture e utilizzandole al posto del dorico è possibile dare un colore molto diverso al nostro playing.
Questo è solo l’inizio! Ci si può letteralmente sbizzarrire con questi concetti e trovare delle soluzioni che ci piacciono particolarmente.
A volte quindi sbagliando un ingrediente, il risultato può essere sorprendente.

A parte con la carbonara. Lei è perfetta. E chi la sbaglia merita venti cinghiate. Dalla parte della fibbia.
Stefano Rossi
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