OLDIES BUT GOLDIES
di Andrea Bonamigo
Cari Guitar-Nauti,
torna “Oldies but Goldies”!
Andrea Bonamigo, che definirei il nostro rigattiere e antiquario musicale di fiducia, ci racconta le meraviglie della strumentazione di nicchia del passato, dal vintage classico agli strumenti etnici non convenzionali. Io per primo sono curiosissimo di vedere ogni volta cosa ci propone. Buona lettura! – Claudio.
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CHITARRE VINTAGE: GUIDA ALL’ACQUISTO
Questo articolo è un naturale, oserei dire obbligatorio sviluppo di quanto abbiamo affrontato il mese scorso: ritorniamo infatti tra bancarelle e scaffali dei migliori mercatini dell’usato delle vostre città. Luoghi sempre affascinanti, che talvolta ci tentano con qualche cimelio musicale proveniente dalla cantina o il solaio di chissà chi.
Può capitare così di imbatterci – non così spesso in verità – in chitarre elettriche impolverate, intristite da decenni di inutilizzo, che ammiccano quando incrociano lo sguardo del chitarrista e, talvolta, stimolano lo spirito da crocerossine di alcuni di noi. Io, poi, ci casco quasi sempre!

| A proposito di occasioni di mercatino, eccone una dell’autore: un basso Italiano trovato a soli 30€! Trovate il restauro nel link in fondo all’articolo |
Oggi parliamo quindi di strumenti musicali vintage, con ovvio focus su chitarre e bassi: tutto ciò che c’è da sapere su strumenti d’annata che, quasi sicuramente, richiederanno qualche intervento da parte vostra o del vostro liutaio di fiducia. Vedremo come soccorrerli e donare loro una seconda vita, a patto di non dover spendere il doppio del budget in liutaio o ricambi.
E anche qui, come abbiamo visto per gli amplificatori, potremmo imbatterci in reliquie dall’Italia del boom economico: chitarre e bassi di manifattura italiana, attraverso marchi quali Eko, Meazzi, Gherson, Melody, Rex, Ferrarotti. Marchi dal fascino immutato, ma innanzi ai quali dobbiamo rapportarci con le dovute consapevolezze.
IL MANICO: O LA VA O LA SPACCA!
Signori: da questo dipende l’acquisto dello strumento e la sua utilizzabilità una volta nelle vostre mani; di tutte le variabili che andremo a vedere intorno allo strumento, il manico è ciò su cui non si può transigere. Per strumenti con il manico incollato, poi, oserei dire che è questione di vita o di morte.
Tutto è determinato dall’amato-odiato truss rod, tirante cilindrico di metallo che attraversa internamente il manico e che ne garantisce la solidità, la regolabilità, l’ergonomia. O, in una sola parola: la suonabilità dello strumento.
Il truss rod di questi strumenti, con ogni probabilità, non è stato più regolato da anni e talvolta non è mai stato regolato una volta uscito dalla fabbrica produttrice. Il più grande nemico del truss rod è l’umidità, che porta all’ossidazione interna e, nei casi più estremi, lo sbriciola letteralmente attraverso decenni di corrosione; mi è capitato di andare a controllare un truss rod di quarant’anni fa trovando al suo posto un cumulo di ruggine, versatosi sul tavolo. Sostituire il truss rod di un manico incollato? Fattibile, sì, ma da mani esperte e con un budget che sarà sicuramente doppio, talvolta TRIPLO allo strumento, in quanto dovranno essere riapplicati ex novo tastiera e tasti. Fatevi i vostri conti…
Scomodando casi meno estremi, sarà facile trovarsi con truss rod bloccati dalla ruggine, rendendo letale qualche colpo di chiave a brugola più “robusto” del dovuto; doveroso qualche iniziale spruzzo di lubrificante (es. Svitol, WD-40), sperando di sciogliere la filettatura quanto basta, e rotazioni delicate fino a sbloccarlo del tutto.
Come capire se il manico è ancora servibile? In primis, buttate un occhio all’altezza delle corde, specialmente se il ponte ha una regolazione già piuttosto bassa: se le trovate particolarmente alte e scomode, tanto più se a strumento scordato o allentato, siamo davanti a un campanello d’allarme in quanto il truss rod dovrà essere necessariamente messo sotto stress.
Bonus sulle chitarre a dodici corde: il venditore l’ha lasciata a sei corde e la suonabilità vi sembra buona? Ricordatevi che con dodici corde montate la tensione a cui è soggetto il manico raddoppia, e potreste quindi trovarvi davanti a spiacevoli sorprese.
MANCA QUALCHE PEZZO? POTRESTI NON TROVARLO MAI
Tasti dalle funzioni misteriose, leve dal design sontuoso, interruttori dalle forme più disparate: la manifattura (specialmente Italiana) degli anni ’60 e ’70 è tutto fuorché standardizzata, in un tripudio di forme e creatività che custodiscono il fascino di quegli anni.
Va però ricordato che la gran parte di quelle aziende produttrici non esiste più, o ha totalmente convertito la produzione a desgin più convenzionali; in tutto ciò, quell’innocuo tastino mancante potrebbe quindi non trovare più il suo ricambio. Setacciando alcune community di “feticisti” del settore potreste anche ritrovarlo, ma con un generoso ricarico per via della rarità di queste componenti. Tra questi dispersi, la più illustre: la leva del tremolo, mancante nella maggioranza degli strumenti vintage.
Tuttavia, ciò non dev’essere inteso come un ostacolo insormontabile: per gli interruttori dei pickup, ad esempio, potreste cavarvela con un battipenna nuovo dal quale far uscire i selettori standard a cui siamo più abituati, guadagnandone spesso in ergonomia e immediatezza. Un po’ d’ingegno, quindi, può semplificarvi la vita e rendere lo strumento più comodo.
Nessun problema invece per i potenziometri: sono rimasti gli stessi.

| Ecco un esempio di “modernizzazione” di un componente: gli interruttori pickup di una Jaguar si trasformano qui in un classico selettore a tre vie, presente di fabbrica nella Fender Jaguar Johnny Marr Signature” (Fonte immagine: Fender.com) |
I PICKUP: INDISTRUTTIBILI, MA “GOFFI”
E i pickup? Di tanti componenti, questi potrebbero essere quelli meno rognosi: a differenza di componenti più ossidabili quali i potenziometri (con i loro fastidiosi fruscii) o condensatori (soggetti a deperimento), non dovreste imbattervi in grossi problemi.
Potrebbe semmai rivelarsi un problema ciò che di suo non voleva esserlo: la voce di quest’ultimi. I pickup di quegli anni hanno un sound piuttosto limitato in confronto alla dinamica e alla ricchezza timbrica a cui siamo abituati, con un carattere piuttosto medioso e, spesso, molto tendenti al feedback. Caratteristiche non dovute all’invecchiamento, ma bensì la loro voce originale.
Va ammesso che, ad oggi, l’assortimento di pickup è così esteso su qualsiasi fascia di prezzo da poter prendere in considerazione a cuor leggero dei sostitutivi, specialmente se di forme piuttosto convenzionali quali gli humbucker. Senza stare a spendere in pickup “boutique” il doppio del budget speso per la vostra chitarra d’occasione, quindi, potreste cavarvela con qualche onesta doppietta sull’usato o sulla più recente manifattura cinese che, in questi casi, ha ben senso di sussistere per qualità/prezzo.
Per le forme meno standard, potrebbe essere necessario agire sulla sagomatura del battipenna o sostituirlo con uno nuovo. Se avete qualche noia con tasti e levette mancanti, un nuovo battipenna personalizzato potrebbe risolvervi due piccioni con una fava.
CHITARRE ACUSTICHE: OCCHIO ALLE “SPANCIATE”!
Un paragrafo a sé è doveroso per le chitarre acustiche, protagoniste di numerosi mercatini dell’usato e con un’incidenza maggiore in confronto alle chitarre elettriche. Una variabile tipica di questi strumenti, e seconda solo al manico per criticità, è la tensione a cui il top (fascia di legno superiore) è soggetto negli anni.
Questo porta a una flessione del legno, molto sottile da percepire ad occhio ma determinante nell’azione e nell’ergonomia dello strumento. In particolare il top, soggetto alla pressione delle corde, tende a diventare convesso e a far “spanciare” la zona sottostante al ponte, alzando le corde in maniera significativa.
Negli ultimi anni, un’azienda americana ha presentato una soluzione tanto semplice quanto geniale a questa problematica, che però necessita di alcuni requisiti per essere applicata. Sto parlando del Bridge Doctor, prodotto dalla JLD nel New Mexico: upgrade semplice quanto geniale, consistente in una barra che, ancorata sotto al ponte, esercita pressione sul fondo della chitarra e spinge verso l’esterno il top, compensando eventuali imbarcature create dagli anni.
Un accessorio relativamente semplice da installare, che per soli 40 dollari può salvare chitarre che si davano per spacciate.

| Il Bridge Doctor, sorprendente strumento per combattere le flessioni del top della vostra chitarra acustica. |
CONCLUSIONE
Similmente a quanto abbiamo visto nello scorso articolo sugli amplificatori, credo proprio che questi pochi ma semplici accorgimenti vi permetteranno di vivere la vostra passione per il vintage con qualche tutela in più, evitandovi delusioni o imprecazioni di troppo davanti ad acciacchi dell’età che, ahimè, possono anche rivelarsi irreversibili.
In tutti gli altri casi – perchè no – anche le giuste consapevolezze per chiedere uno sconto.
Puoi vedere un esempio di restauro a questo link.
Andy Cale
La mia band: www.theselfishcales.com
Canale Youtube: www.youtube.com/c/AndyCale
La mia collezione: https://www.theselfishcales.com/galleria/andy-guitar-collection/
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