COUNTRY & WESTERN
di Cris Mantello
Cari Guitar-Nauti,
la chitarra e la musica country sono un mondo incredibilmente ricco e sfaccettato. Chi in Italia ce lo può raccontare meglio di Cris Mantello, che è un musicista di punta di questo genere e ne ha fatto una vera e propria ragione di carriera e di vita? Nella sua rubrica “Country & Western” ci parlerà di strumentazione, stile chitarristico, storia e, più in generale, cultura di questo genere così vasto e affascinante. Buona lettura! – Claudio.
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2 MM – LO SPESSORE DELL’ANIMA
PLETTRI A CONFRONTO
All’età di 3 anni avevo un plettro bianco. Sì un plettro, ma non una chitarra. Questo piccolo oggetto mi affascinava a tal punto da farmi credere che, per qualche oscura ragione, fosse la rappresentazione della mia anima (concetto fin troppo filosofico per un bambino di 3 anni e pure per questo articolo) e che, in qualche modo, fosse fuoriuscita dal petto, dove secondo me si doveva trovare. Lo nascosi quindi per bene e, ovviamente, non fui più in grado di ritrovarlo. Persi quindi la mia anima all’età di 3 anni.
A 13 anni, ebbi anche una chitarra e svariati plettri, con cui cercare, per lo meno, di esprimere questa anima persa per sempre.
Ma, a parte il mio disagio infantile, perché questo oggetto ha tanta importanza? Mah, forse perché la chitarra moderna è considerata uno strumento a plettro. Ma in realtà cambia così tanto da un plettro all’altro, o sono solo pippe?!
Affrontiamo la cosa in modo analitico. Le variabili sono le seguenti: 1. Spessore; 2. Forma; 3. Materiale. In questo caso tutti i plettri provati sono del medesimo spessore, ovvero 2 mm, quindi abbiamo già ridotto a sole due variabili.
Il fatto che forma e materiale incidano sul suono è, a mio parere, una mezza verità. Mi spiego. Le variazioni percepite da un ascoltatore attento sono minime, quasi impercettibili se suonerai una chitarra acustica, praticamente nulle con un’elettrica. Quello che cambia RADICALMENTE è come il plettro che utilizzi ti porta a suonare. In base alla forma e al materiale (che determinano l’attrito sulle corde), cambierà la tua inclinazione del polso, ad esempio, la forza che imprimerai, quanto ti stancherai nell’esecuzione e, probabilmente, altri elementi più o meno soggettivi. Quindi abbiamo già risposto alla prima domanda.
Resta il fatto che trovo il plettro un oggetto estremamente affascinante, in grado di canalizzare la nostra anima e trasferirla sulle corde. Quindi metterò alcuni pesi medio-massimi a confronto.
La scelta non è dovuta né a sponsorizzazioni, né endorsment, né nepotismi vari. È dettata da due fattori: 1. Questi sono i plettri che uso io, quindi a mia disposizione; 2. Nessuno di questi è un plettro boutique, che se lo perdi ti impicchi, ma vanno dai 60 cent ai 4 euro.
Il primo è il Dunlop Jazz Tone 208, per gli amici JD208. Nel 2000 e qualcosa ebbi la fortuna di conoscere personalmente Tommy Emmanuel, lui usava quello e io corsi a prenderne una manciata. Questo mi ha fatto suonare esattamente come lui? Certamente no. Il JD è burroso, con una punta abbastanza accentuata e altre due punte smussate, ha la capacità di scivolare dolcemente sulle corde e pizzicarle con energia a un tuo semplice comando. Il materiale non è specificato, ma assicura una buona durata. È un plettro sviluppato per il jazz, suona quindi benissimo con l’acustica ed è adorabile col mandolino. Il suo più grande pregio è la versatilità (dovuta anche alle tre punte che ti permette una scelta immediatamente disponibile), il suo più grande difetto è che è come le scarpe: quando ti stanno comode è ora di buttarle. Sì perché da nuovo è un po’ rumoroso e “spigoloso”, appena si usura un po’ prende “la forma” del tuo picking, poi la punta, ad un certo punto, si spunta, appunto, e se ne va. Nota personale: non mi piace suonare la chitarra elettrica con dei plettri spuntati, quindi ritrovano nuova vita prima con l’acustica, poi col mandolino e infine li regalo a una mia allieva che ci fa delle collanine e oggetti similari. Il JD 208 fa parte della serie jazztone, molto varia in termini di shape.
Voto: 4,5/5
Il secondo, sempre di casa Dunlop, è il Big Stubby. Un plettro molto sottovalutato, a mio parere. Comodissimo in termini ergonomici e adatto a correre, data la sua propensione a scivolare bene, dovuta al materiale, ovvero il Lexan (che sembra un lassativo). La punta accentuata ti aiuterà nel rendere incisivo il tuo picking, non dovrai sforzare né polso né dita, con questo compagno di viaggio. Ecco con l’acustica succede un po’ un disastro, perché, a mio parere, il materiale plastico, quasi “vetroso”, si sente davvero troppo. Attenzione al look! Sembra una caramella balsamica, non datelo ai bambini. Lo Stubby è disponibile in varie forme e spessori, c’è anche in nylon, che secondo me è una ciambella non proprio riuscita con buco.
Voto: 3,5/5
Ernie Ball ha dichiarato che avrebbe creato un plettro prodigioso, ha investito molto in ricerca sul prodotto e poi, senza un grandissimo sforzo creativo, gli ha affibbiato il nome di Prodigy. Ho provato il “triangolone”. Che dire, il materiale (derlin) è meraviglioso al tatto, ha un feeling gommoso che ti fa pensare che nessuno riuscirà a strappartelo di mano. Suonare risulta piacevole con questo prodigio. È un oggetto moooooolto appuntito (tre punte come katane di Hattori Hanzo), cosa che lo rende efficace nello shredding (cosa che io non faccio, per chi non lo sapesse, suono Country Tradizionale), ergo non è la soluzione ottimale per me, ma lo consiglio a chiunque abbia questa esigenza. Con l’acustica o il mandolino non mi sono nemmeno azzardato. La serie Prodigy presenta differenti misure e forme, anche più appuntito del mio, occhio a non tagliarti.
Voto: 3,5/5 ma se fossi uno shredder gli darei 5/5
Entriamo ora nell’Olimpo per noi mortali che non vogliamo spendere 50$ + shipping + import duties and taxes, per un pezzo di plastica (plettro). Di fronte a me appena consegnati, ci sono due Dunlop Primetone. La gamma Primetone è davvero ricca, si tratta di plettri boutique de no’ altri, realizzati in Ultex e rifiniti a mano da colei o colui (spero che i miei li abbia fatti una mano femminile) che pone le iniziali nel packaging. Io ho optato per una forma 351 (lo standard, per intenderci, come quello che ho perso a 3 anni), concedendomi il lusso della variabile, smooth surface (cioè liscio) e grip (dotato di una superficie a lingua di gatto). A me personalmente qualunque plettro si incolla alle dita, ma la versione con il grip mi piace di più esteticamente. Questi oggettini da 3-4 € circa cadauno possono veramente rendervi felici. Scivolano molto bene, grazie agli angoli smussati con amore dalla mia amica in Dunlop e grazie al loro materiale; hanno una durata di tutto rispetto (come faccio a saperlo che li ho ricevuti ora? Avevo degli altri modelli e degli Ultex, tiè!). Reputo che sia il plettro ideale per il flat picking, preciso, brillante, affatica molto poco il polso e, rispetto al mio amato JD208, risulta più incisivo con molto meno meno sforzo, cosa dovuta alla forma più allungata e alla smussatura, che rendono più efficiente il controllo della punta, permettendoti di stare più rilassato e di sforzarti di meno. Provato con l’acustica mi soddisfa, proverò il lato assolutamente tondo col mandolino, ma dovrebbe andare. Cambierò plettro? Forse sì, non so, perché il primo amore non si scorda mai. Per ora li userò entrambi, loro intanto non sono gelosi.
Voto: 5/5
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