STRANGER TEACHING
di Stefano Rossi
Cari Guitar-Nauti,
Torna la rubrica “STRANGER TEACHING“!
È come sempre un grande piacere per me dare spazio a Stefano Rossi, qui sulle colonne di lezioni-chitarra.live. Stefano è un esperto chitarrista e insegnante, e attraverso questa rubrica ci parla di didattica, di chitarra, di musica in generale ma anche di rapporti umani nell’ambito della formazione. Ma perché “Stranger Teaching”? Perché, a differenza degli articoli dal tenore giornalistico che abbiamo pubblicato finora, lo sguardo di Stefano è molto più ironico, libero nell’espressione, a tratti dissacrante. E alcuni dei temi trattati sono così seri e eternamente irrisolti che l’unico modo per trattarli è, in definitiva, con l’ironia 😉 Buona lettura! – Claudio.
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TEORIA IN ORDINE 16 – LA SCALA… NELLA SCALA!
Nella musica esistono moltissime strutture collegate tra di loro. Se la musica fosse una pizza, le strutture sarebbero i suoi ingredienti. Un’ottima pizza si ottiene miscelando ingredienti di ottima qualità, chiaramente. C’è chi rispetta la tradizione in questo senso e chi invece si lancia in sperimentazioni interessanti.

Qui notiamo la vera arte di sbagliare una pizza nel peggior modo possibile.
Questi “ingredienti” citati prima ci rendono la vita facile: noi tutti sappiamo cosa serve per fare una pizza e quindi non dobbiamo perdere troppo tempo per pensarci. In musica accade la stessa cosa: studiando, per esempio, la scala maggiore, ci rendiamo conto che essa contiene altre scale e possiamo quindi sfruttarle a nostro piacimento.
Ma che cosa significa questo?
LE REGOLE DEL GIOCO
Partiamo da qualcosa di semplice: la scala minore naturale (già descritta in questo articolo che vi invito a leggere se non l’avete già fatto) è costruita all’interno della scala maggiore. Quindi utilizzandola in base ai suoi intervalli (anche questi già descritti in quest’altro articolo) possiamo costruire dunque degli accordi che ci permettono di valorizzarla.
Ma se abbiamo degli accordi che sottolineano invece un ambito maggiore, enfatizzando di più il primo grado della tonalità, suonando la scala minore così com’è… sto suonando davvero in minore?
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Minore o maggiore? Altro che essere o non essere…
In realtà, no. Perché la scala suonata così com’è ci lascia intendere semplicemente la sua relativa maggiore. Il nostro orecchio si basa quindi sul tappeto armonico costruito per interpretare una scelta melodica a gradi congiunti, non facendoci così percepire il carattere della scala che vogliamo far sentire.
Ma c’è dunque un modo di ottenere l’effetto “scala nella scala”?
LA SOLUZIONE DELL’ENIGMA
Possiamo ingannare il nostro orecchio evitando i gradi congiunti e invece utilizzando il contenuto della scala stessa.
Se noi infatti suoniamo la pentatonica minore oppure l’arpeggio minore (io preferisco quelli a quattro voci perché esplicitano meglio questo effetto) all’interno di una base maggiore, partendo proprio dalla sua relativa, riuscirò a percepire questo “stacco” che ci darà quindi una versatilità e una varietà melodica decisamente interessante!
Questo può essere applicato poi lungo tutta la tonalità, basandoci semplicemente sull’armonizzazione della scala maggiore (ne avevo già parlato…? Ah sì! In questo articolo!) per ottenere tutti gli arpeggi relativi a ogni singolo grado.
Volete un esempio pratico?
In tonalità di Do maggiore, fate una semplice base tenendo un Re minore (possibilmente con ritmica funk, in modo da dare il giusto contesto. E perché il funk è figo). Dopo le prime solite cose che vi verranno in mente, provate a suonare sopra a questa base un arpeggio min7 di La. E dopo che avete sentito quanto bene suona, passate a un arpeggio maj7 di Fa. Quello che state sentendo è un’applicazione di ciò che vi ho appena descritto. In musica tutto ciò ha un nome: sostituzione diatonica (a livello melodico). Esistono anche le sostituzioni diatoniche a livello armonico, ma vedremo magari di discuterne in un altro momento.
Quindi, ora che avete capito come funziona, sperimentate queste scelte e sentite cosa ne esce. Rimarrete stupiti dalla versatilità di queste soluzioni!
E farai questa faccia quando scoprirai quanto suona bene l’arpeggio semidiminuito in sostituzione.
Stefano Rossi
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