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STRANGER TEACHING

di Stefano Rossi

Cari Guitar-Nauti,

Torna la rubrica “STRANGER TEACHING“!

È come sempre un grande piacere per me dare spazio a Stefano Rossi, qui sulle colonne di lezioni-chitarra.live. Stefano è un esperto chitarrista e insegnante, e attraverso questa rubrica ci parla di didattica, di chitarra, di musica in generale ma anche di rapporti umani nell’ambito della formazione. Ma perché “Stranger Teaching”? Perché, a differenza degli articoli dal tenore giornalistico che abbiamo pubblicato finora, lo sguardo di Stefano è molto più ironico, libero nell’espressione, a tratti dissacrante. E alcuni dei temi trattati sono così seri e eternamente irrisolti che l’unico modo per trattarli è, in definitiva, con l’ironia 😉 Buona lettura! – Claudio.

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TEORIA IN ORDINE 7 – COME COMPORRE UNA CANZONE CON GLI ACCORDI

 

Ormai non siete più principianti: avete già imparato decine di canzoni con gli accordi che eseguite senza problemi. Dopo aver sudato sette camicie per convincere le vostre dita ad essere indipendenti e averne sudate altre sette per imparare il barrè, avete raggiunto il tanto ambito obiettivo di essere un perfetto chitarrista da spiaggia.

 


In pratica sei il pirla che suona mentre gli altri amoreggiano.

 

Ma questo non vi basta. Il vostro eterno masochismo è ormai radicato in profondità e volete fare un salto di qualità. Volete provare una nuova ebbrezza artistica. Volete creare una canzone.

Ed eccoci qui allora, armati di pazienza, per capire come riuscire nell’impresa senza troppa fatica!

 

LA CHIAVE DI TUTTO: L’ARMONIZZAZIONE A TRE VOCI DELLA SCALA MAGGIORE

Sappiamo che la scala è un insieme di note che vengono raggruppate secondo un certo ordine. Quindi, se vogliamo scegliere una serie di note che suonino bene insieme, scegliendo quelle di una scala otteniamo il risultato voluto (o almeno, ciò è vero per le scale più tradizionali e utilizzate).

Cosa dobbiamo fare però per scegliere una serie di accordi che siano “compatibili” tra di loro, magari per comporre un pezzo, oppure per creare una backing track per le nostre improvvisazioni?

 


Se la risposta la sai già, che leggi a fare? Torna a giocare col giratempo!

 

L’armonizzazione di una scala è l’insieme degli accordi che si possono costruire all’interno di essa.
Per realizzarla prendiamo le note della scala e ci associamo la terza e la quinta, rimanendo diatonicamente all’interno di essa, formando quindi un accordo per ogni grado.

Do Re Mi Fa Sol La Si
Mi Fa Sol La Si Do Re
Sol La Si Do Re Mi Fa

 

L’armonizzazione così composta viene chiamata a 3 voci perché comprende accordi formati da tre note. In seguito vedremo anche come questa sia realizzabile anche con accordi con più di tre note.

Di che qualità sono questi accordi?

Seguendo la teoria della musica, sappiamo che un accordo è maggiore quando la sua terza è maggiore, mentre è minore quando la sua terza è minore. Di conseguenza:

Do Maggiore
Re Minore
Mi Minore
Fa Maggiore
Sol Maggiore
La Minore
Si Diminuito

 

L’ultimo accordo viene definito diminuito perché oltre alla terza minore ha anche la quinta diminuita.

Se per caso vi state chiedendo di che cosa sto parlando quando scrivo “terza minore” o “quinta giusta”, significa che imperdonabilmente non avete ancora letto il mio articolo sugli intervalli. RIMEDIARE SUBITO!!!

Abbiamo dunque ottenuto tutti gli accordi utilizzabili all’interno della scala di Do maggiore. Se voglio creare quindi una sequenza di accordi che suoni bene e che contemporaneamente possa “ospitare” senza problemi qualunque nota della scala di Do, dobbiamo seguire questa sequenza descritta.

Essendo la musica simmetrica, nulla cambia se optiamo per una scala diversa dal Do:

Re Maggiore
Mi Minore
Fa# Minore
Sol Maggiore
La Maggiore
Si Minore
Do# Diminuito

 

Le note di una scala rappresentano la melodia. Gli accordi costruiti in una scala invece l’armonia. L’unione di melodia e armonia forma la tonalità, cioè tutto il contenuto musicale che è possibile utilizzare nella scrittura di un brano rimanendo all’interno delle note di una scala ben precisa.

Esistono brani che comprendono più tonalità diverse (cambiare tonalità in un brano si definisce modulazione), ma rimandiamo al futuro la spiegazione delle regole per utilizzare al meglio questa particolarità della musica.

 

CHE COSA CAMBIA TRA LE VARIE TONALITÀ? NON SONO TUTTE UGUALI?

La scelta di una o di un’altra tonalità è questione di dibattito tra i musicisti. C’è chi considera tutte le tonalità uguali (dato che la musica è simmetrica) e che quindi considera l’utilizzo di una scala solamente in base al registro delle note presenti (quindi se le note sono più acute o più gravi); chi invece considera ogni tonalità come un colore diverso di cui è possibile usufruire (un compositore classico che ora mi sfugge soleva dire “il mare è in Sol minore”, perché a quanto pare quell’accordo gli suscitava un certo tipo di sensazione). Per mia esperienza, ho potuto constatare che alcuni brani anche se cambiati di registro suonano comunque bene, altri invece appena vengono traslati su una tonalità diversa perdono di efficacia. Trovo quasi “poetico” questo lato inspiegabile della musica.

Nonostante le regole per una corretta composizione di un giro di accordi siano così semplici, l’articolazione di una melodia e di una armonia non è cosa da poco se vogliamo ottenere risultati eccellenti. È questa falsa semplicità che rende la musica un’arte affascinante: nonostante le regole siano alla portata di tutti, solamente in pochi riescono a cogliere con l’intuizione (o, per meglio dire, dopo milioni di tentativi sbagliati) una soluzione musicale efficace.

Quindi, come avete capito, vi aspetta un lavoro praticamente senza fine. Ma come in tante altre circostanze, non è tanto l’arrivare a un obiettivo il bello, quanto invece il percorso che si intraprende per giungervi. Così anche voi sarete in grado, finalmente, di comporre un vostro brano e suonarlo di fronte a tutti i vostri amici!

 

Che è fondamentalmente il modo più veloce per farsi dire “Ma smetti con ‘sta roba e suona Wonderwall!”

 

 

Stefano Rossi

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