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MODERN TOUCH

di Alessandro Lunedì

Cari Guitar-Nauti,

Da tantissimo tempo si parla di “chitarra moderna”, riferendosi sostanzialmente a quello stile post-Eddie Van Halen, nato ormai una quarantina di anni fa. La verità è che negli ultimi anni il linguaggio chitarristico, specie quello solista, ha avuto uno sviluppo stilistico notevole, grazie a nuovi interpreti che hanno introdotto elementi di novità davvero interessanti. Il giovane e talentuosissimo Alessandro Lunedì è uno di questi, e ce ne parla con delle pillole didattiche nella sua serie di articoli, denominata proprio “Modern Touch” (tocco moderno). Buona lettura! – Claudio.

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 TAPPING A 8 DITA

 

 

Ciao a tutti cari Guitar-Nauti!

Benvenuti al terzo appuntamento di Modern Touch, la mia rubrica in esclusiva per voi su lezioni-chitarra.live.

Nelle scorse puntate abbiamo parlato sia della plettrata alternata che del legato, oggi invece parliamo del tapping a otto dita!

Quest’ultima è una tecnica davvero molto interessante che ci permette non solo di espandere il fraseggio ma contestualmente di “allargare” con facilità (rispetto ad altre tecniche) gli intervalli che usiamo, rendendo così più ricco il nostro playing.

Molti di voi conosceranno già la tecnica del tapping, perciò vi starete sicuramente chiedendo: ma perché a otto dita? Ebbene, facciamo un piccolo salto indietro negli anni, andando a parlare di uno dei più grandi guitar-hero di tutti i tempi, Eddie Van Halen!

Celebre sicuramente per la sua pasta nonché potenza sonora, il chitarrista di cui sopra è, però, probabilmente ancor più noto per essere stato l’inventore del tapping. Nonostante ciò, se ci fate caso, Van Halen utilizzava solo un dito della mano destra quando usava questa tecnica.

Tuttavia, già dalla fine degli anni ‘80 e inizio degli anni ‘90 molti chitarristi iniziano ad espandere ed approfondire questo modo di suonare cominciando ad utilizzare anche le restanti tre dita della mano destra (pollice escluso, ovviamente!).

Tra questi sicuramente è da menzionare T. J. Helmerich, probabilmente uno dei primi ad utilizzare il tapping in questo modo e in ambito più fusion. Consiglio fortemente l’ascolto di, “Centrifugal Fun” (1991), con Frank Gambale, Shawn Lane e Brett Garsed e sempre in collaborazione con quest’ultimo, “Quid Pro Quo” (1992).

Torniamo ora, però, ai nostri giorni per andare a parlare di un altro chitarrista incredibile e peraltro italiano che, a mio parere, ha davvero rivoluzionato l’uso di questa tecnica e probabilmente parte della concezione della chitarra moderna: Daniele Gottardo.

In particolar modo, vi spiegherò un esercizio molto nel suo stile e ispirato al suo modo di suonare.

Innanzitutto, ecco qualche dritta per essere sicuri di non sbagliare niente a livello tecnico.

Per quanto riguarda la mano sinistra, la tecnica è praticamente la stessa che si utilizza per il legato, ovvero si usano hammer-on e pull-off per suonare e, cosa molto importante, il pollice sempre ben ancorato dietro al manico (e non sopra!) per avere, appunto, la “forza” di legare.
Se doveste avere dubbi al riguardo, vi consiglio il precedente episodio di questa rubrica che tratta in modo più approfondito il legato.

Per la mano destra invece principalmente vi consiglio di avere due accortezze: la prima è di mettere sempre e comunque le dita “a martelletto” (cioè perpendicolari, o per lo più) in modo da avere un buon suono, un’esecuzione pulita e di non stancare inutilmente muscoli e/o tendini.

La seconda ma non meno importante è di poggiare il pollice sul bordo superiore del manico. In realtà, mi è capitato di vedere anche chitarristi che non lo poggiavano (in qualche performance, Ron “Bublefoot” Thal, altro fenomeno su questo fronte) anche se, a mio parere, in questo modo diventa tutto un po’ più complicato e si ha meno stabilità, soprattutto all’inizio.

 

neck

 

 

Chiaramente, se utilizziamo tutte le dita della mano destra, dove terremo il plettro? Ancora una volta attingiamo dal grande Van Halen!

La prima possibilità, quella che vi permetterà di avere la mano destra più libera di muoversi, è di tenerlo tra le labbra anche se, per quanto banale possa sembrare, forse questa scelta non è il massimo dal punto di vista igienico. Lo stesso Eddie, infatti, affermava di essersi ammalato perché spesso poggiava sempre il suo plettro in metallo fra le labbra!

La seconda possibilità è di tenerlo “incastrato” all’interno del dito medio (anche se diventa un po’ complicato usare quest’ultimo per fare il tapping ma è fattibile, ve lo assicuro).

 

pick

 

 

 

Un’ultima possibilità, solo nel caso suonaste seduti è, banalmente, di poggiarlo sulla gamba quando usate il tapping e di riprenderlo quando vi serve di nuovo.

ATTENZIONE: il tapping a otto dita può essere una tecnica molto fastidiosa dal punto di vista della pulizia. Per questo motivo io uso il “fret-wrap” che è quella specie di elastico che vedete nel video, posto poco dopo il primo tasto. In molti, spesso mi hanno chiesto se fosse un capotasto e la risposta è, ovviamente, no. Serve solo per stoppare le corde e mi permette di avere maggiore pulizia. Può essere anche sostituito da un semplice elastico per capelli, funziona lo stesso.

Chiaramente non potrete usare le corde a vuoto, perché saranno stoppate. Alcuni chitarristi per rimediare a questo problema, semplicemente, invece di usare il fret-wrap, poggiano leggermente il polso della mano destra sulle corde che non usano in quel momento per non farle risuonare inutilmente.

 

COPERTINA MODERN TOUCH

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L’esercizio che vedete qui sotto si sviluppa sulla pentatonica minore di La, usando la prima e la quarta posizione della stessa: la mano sinistra suonerà sulla prima posizione mentre quella destra sulla quarta. La particolarità di questo esercizio è che pur essendo in semicrome, nella fase discendente il pattern è formato da 10 note mentre nella fase discendente da 6 note, si crea dunque un giochetto sonoro interessante.

 

 

Modern Touch ep. 3 TABS

 

 

Come potete vedere e sentire nel video che troverete a questo link, l’effetto che si crea è davvero interessante e inaspettato!

Personalmente, trovo questa tecnica davvero molto inusuale e creativa e, soprattutto, ritengo che ci permetta quasi di suonare “come dei pianisti”, utilizzando appunto entrambe le mani.
Inoltre, proprio questa particolarità, ci dà la possibilità di creare dei fraseggi e dei pattern anche molto veloci e che a momenti suonano quasi come un synth arpeggiator.

Tuttavia, state molto attenti a non abusarne poiché per quanto interessante ed inaspettata, se usata in eccesso potrebbe risultare monotona, piatta o addirittura meccanica, tutte cose che impoverirebbero il vostro playing.

Per permettervi di capire nel modo migliore come usare e, soprattutto, bilanciare e dosare l’uso di questa tecnica vi consiglio l’ascolto di “Frenzy of Ecstasy” (2010) e di “Non Temperato” (2014) di Daniele Gottardo mentre, se volete sonorità ed esempi più estremi, non potete non cimentarvi nell’ascolto di ”Hermit” (1997), 9.11” (2001), e “Normal” (2005) di Ron “Bumblefoot” Thal e… preparatevi al peggio!

Nel caso vi foste persi gli articoli precedenti in cui parlavo anche di come studiare, vi lascio qui alcuni spunti per migliorare le vostre sessioni di studio.

 

COME STUDIARE

Bene ragazzi, è ora di rimboccarsi le maniche e studiare per bene!

Per prima cosa munitevi di metronomo, spegnete il telefono e buttate via tutti i social e compagnia bella (e non vi dico dove ma ci siamo capiti!).

Partite da 30 bpm (o, se serve anche 20) ed eseguite l’esercizio dall’inizio alla fine e, cosa fondamentale, ogni volta che sbagliate, partite da capo senza indugio!

Se necessario potete anche spezzettarlo in più parti e poi ri-assemblarlo tutto pian piano.

Ogni volta che l’esercizio riesce perfetto (e non si bara!) aumentate di 5 bpm e procedete in questo modo fino alla vostra velocità limite. Ogni giorno che lo fate ripartite sempre da 30 bpm e ripete lo stesso rituale con pazienza e dedizione perché questa è l’unica strada per migliorare la tecnica, nessuna formula magica! Vedrete che pian piano la vostra velocità limite aumenterà senza che ve ne rendiate conto.

L’esercizio non riesce come vorreste? Vi state innervosendo? Bene, pausa zen di 15 minuti e poi si riparte, e non abbiate fretta perché ci vorrà del tempo. INSISTETE!

Detto ciò, buon divertimento!

 

Alessandro Lunedì

 

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